Cenpis http://www.cenpis.it/associazione Talento e qualità di vita Tue, 17 May 2016 07:29:03 +0000 it-IT hourly 1 http://wordpress.org/?v=3.4.2 Convegno Stress e Malattie psicosomatichehttp://www.cenpis.it/associazione/convegno-stress-e-malattie-psicosomatiche/ http://www.cenpis.it/associazione/convegno-stress-e-malattie-psicosomatiche/#comments Thu, 15 Nov 2012 19:11:44 +0000 Redazione http://lnx.cenpis.it/associazione/?p=234 Si svolgerà nella giornata di Mercoledì 21 Novembre 2012, presso l’Ospedale Santo Spirito, Sala del Complesso Monumentale Santo Spirito in Saxia – ASL Roma E – Borgo Santo Spirito 3 a Roma, il Convegno “Stress e Malattie psicosomatiche. Nuova cura integrata, diagnosi e ricerca. La nuova frontiera della Medicina e della Psicologia.

Finalità dell’evento

Convegno Stress e malattie psicosomaticheIl Convegno ha come primo obiettivo quello di avviare il progetto “Cenpis Corpo e Mente“ che ha la finalità di costruire “Il Decalogo di Psicosomatica” che verrà diffuso in tutti gli ambienti medici e farmaceutici, che riporta tutte le cause dei disturbi psicosomatici, la loro diagnosi e cura riferita alle varie discipline mediche. Questo decalogo verrà costruito con la collaborazione di medici e psicologi partecipanti al progetto. Inoltre verrà presentata la nuova cura innovativa integrata di Psicologia e Medicina con la prima diagnosi diretta della malattia psicosomatica e dello stress.

Il secondo obiettivo è quello di promuovere un nuovo modello d’approccio psicosomatico integrato per l’interpretazione e la lettura profonda dei vari aspetti della vita. Le Malattie Psicosomatiche e lo stress nei vari settori stanno aumentando in maniera vertiginosa e stanno colpendo tutti non solo i più predisposti. Le ricerche ufficiali dicono che ogni anno sono circa il doppio dell’anno precedente e sono presenti in ogni branca della Medicina, della Psicologia. Con questo evento, il Cenpis desidera promuovere una maggiore presa di coscienza da parte della medicina e della psicologia su questo fenomeno che è una vera epidemia di questo tempo, e promuovere sia una nuova cura integrata di Medicina e Psicologia che un nuovo modello d’approccio psicosomatico alla vita.

L’evento è rivolto a 150 Medici, Psicologi, Farmacisti con la presenza di Imprenditori, Manager, Dirigenti, Giornalisti, rappresentanti dei vari settori del mondo del lavoro, dello sport, delle associazioni culturali e professionali di settore.

Iscrizione gratuita

La partecipazione alla giornata congressuale è gratuita. L’ammissione al Convegno, che ha un numero limitato di posti, avverrà sulla base dell’ordine cronologico di presentazione delle domande.

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Convegno Nazionale orientamento – CENPISORIENTAhttp://www.cenpis.it/associazione/convegno-nazionale-orientamento-cenpisorienta/ http://www.cenpis.it/associazione/convegno-nazionale-orientamento-cenpisorienta/#comments Tue, 02 Oct 2012 15:13:25 +0000 Redazione http://lnx.cenpis.it/associazione/?p=71 Evento Nazionale rivolto a tutte le scuole statali e paritarie secondarie di primo grado d’Italia, realizzato in collaborazione con il Comune di Roma Capitale e tenutosi nella elegante Sala Cortona presso i Musei Capitolini di Roma. All’attenzione di dirigenti scolastici e docenti, si sono analizzati i principali condizionamenti operanti nella scelta della scuola superiore.  Attraverso gli interventi di esperti e rappresentanti delle istituzioni si è sottolineata l’importanza di riconoscere i fattori individuali e sociali collegati alla scelta affinché si possa effettuare quella migliore.

Successivamente dirigenti scolastici e docenti di tutta Italia hanno riportato la loro esperienza e le soluzioni adottate per aiutare i ragazzi. Tale evento ha dato avvio al Progetto CENPISORIENTA, progetto di ricerca nazionale sull’orientamento scolastico.

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La crisi nel rapporto di coppia oggihttp://www.cenpis.it/associazione/la-crisi-nel-rapporto-di-coppia-oggi/ http://www.cenpis.it/associazione/la-crisi-nel-rapporto-di-coppia-oggi/#comments Mon, 18 Jun 2012 12:53:38 +0000 Redazione http://lnx.cenpis.it/associazione/?p=38 L’Istat: le unioni più forti sono tra partner psicologicamente maturi. In generale, si sfasciano di più le unioni senza figli, e le separazioni sono in maggioranza iniziativa della donna, mentre l’addio definitivo, col divorzio, è più sollecitato dal maschio. In Italia, come nel resto dell’Occidente, sono in forte aumento i divorzi. Si è decisamente moltiplicata l’instabilità coniugale. I dati parlano chiaro: per 100 matrimoni che si celebrano nel corso dell’anno, 23,5
coppie si separano…

Perché tutto questo? Proviamo a dare una risposta…

La vita di coppia sembra attraversare difficoltà che spesso i partner non riescono a gestire, se non con la decisione di dare un taglio a ciò che un tempo sembrava un sogno ad occhi aperti. Ma cosa sta dietro a questi momenti di inevitabile crisi della coppia? Come riuscire a comprendere che esistono delle fisiologiche fasi evolutive che la coppia attraversa e che se si superano la coppia non si rompe ma cresce e si fortifica?

Ascoltiamo una testimonianza diretta di Francesca, una donna di 35 anni, impiegata, laureata in legge, fidanzata.

Ho incontrato al lavoro un uomo molto bello. Siamo stati vicini di stanza per un anno, ma io ero troppo concentrata sul mio nuovo lavoro per notarlo. Poi, all’improvviso, a Natale di cinque anni fa, lui si è avvicinato in modo carino ed ho iniziato a pensare a lui. Eravamo entrambi fidanzati, ma il mio rapporto sessuale con il mio fidanzato non funzionava più molto bene e aveva mostrato alcuni aspetti del suo carattere che non mi piacevano, come troppa rabbia e violenza. Per sei mesi sono stata solo amica di questo collega anche se mi sentivo coinvolta. Lui raccontava molto delle sue storie passate e sembrava essere molto colpito da una ragazza con cui aveva messo le corna alla fidanzata, che lo aveva lasciato perché non si decideva a lasciare la fidanzata ufficiale. Ero molto attratta fisicamente da lui e mi piaceva anche questa parte umana, questa sensibilità. Per altri sei mesi abbiamo fatto gli amici con qualche piccolo ammiccamento intimo. Lui diceva che non voleva andare oltre, soprattutto in ufficio, perché poi quando le cose finiscono si sta male. Dopo un anno di amicizia e “avance intime” …abbiamo iniziato a fare sul serio …ma solo nell’intimità.

Abbiamo iniziato un bellissimo rapporto intimo ma lui diceva che era pericoloso andare oltre …ognuno doveva mantenere i propri fidanzati. Io mi sono coinvolta molto ma ho provato a dargli ragione, a vivere la sessualità staccata dall’amore. Dopo due anni di storia, lui ha iniziato a dire che doveva staccarsi da me, che non si possono vivere storie parallele in questo modo. Io non volevo… e forse ho fatto l’errore di insistere un po’ troppo. Dopo qualche mese di rallentamento del rapporto è subentrata una terza persona, un’altra donna, sempre sul lavoro. Una donna non particolarmente piacente, ma molto determinata. Lui all’inizio la considerava poco. È un vanesio e gli faceva piacere essere corteggiato da questa, ma niente di più. Dopo sei mesi ho iniziato a vedere che il rapporto con questa persona stava diventando sempre più stretto. Lei aveva lasciato il suo gruppo di lavoro con il quale andava a mangiare sempre per venire nel nostro. Poi ha iniziato a venire anche a colazione… poi ha iniziato a chiedere che lui andasse a prenderla sempre nella stanza. Alla fine ha creato un rapporto talmente forte e costante che ho iniziato a sospettare stesse nascendo qualcosa tra loro… e alla fine li ho beccati… in flagrante!!!

I rapporti sessuali tra me e lui si erano diradati molto… fino a fermarsi nei due mesi precedenti… la scoperta. Iniziai a stare molto male, avevo uno stato perenne di ansia e un giorno ebbi una grave crisi di panico a casa. Mi rivolsi al Cenpis di cui avevo sentito parlare molto bene per serietà professionale e competenza. Avevo paura di crollare, di far scoprire tutto al mio fidanzato (che non potevo lasciare perché si trovava in una brutta situazione) e ai colleghi di lavoro. Così, a poco a poco, ho dovuto accettare una verità molto scomoda: questa donna era riuscita a conquistare il mio “lui” con un’arma che non conoscevo: la sicurezza, la determinazione. Lei aveva scoperto meglio di me le parti deboli del mio collega e aveva agito su quelle: in breve il mio collega ha un bisogno incredibile di essere “guidato” e “rassicurato” come fa una mamma, cosa che io non avevo mai fatto, se non nell’intimità. Mi ero sempre repressa, non avevo mai usato la parola amore… e lei invece capii che aveva conquistato lui perché era più sicura di me, …che SMACCO!!!

Grazie però al trattamento del Cenpis, ho capito ed accettato che il problema stava in me,e l’altro era l’espressione del problema. Il mio collega ha subito da piccolo l’abbandono della madre che ha lasciato lui, la sorella e il padre per andare con un altro uomo. Da allora ha cercato di colmare questa mancanza con l’affetto che di volta in volta gli davano le fidanzate. Però questo non gli bastava, e trovava nelle “amanti” di turno con le quali non era “uomo figlio” ma uomo maschio. Aveva trovato il modo di non investire tutto su di una persona per non essere “abbandonato” di nuovo completamente.

In parte io stessa avevo colmato con lui quello che mi mancava con il mio fidanzato. Nello stesso tempo il suo pormi dei limiti mi aveva fatto soffrire, ma il crollo l’ho avuto quando si è presentata la terza persona, un’altra donna che in realtà non ha sostituito me (lui è tornato da me come amante), ma la donna madre che con la sua sicurezza dava sicurezza a lui. Ora che ho le idee più chiare ed ho risolto le crisi di panico che sono scomparse perché erano l’espressione del mio conflitto interno e della mia insicurezza di donna. Ora posso scegliere con più razionalità cosa voglio dalla vita.

Analizziamo insieme in chiave psicologica questa storia:

La prime domande che viene spontaneo farsi sono: Ma lei ama questo uomo di cui parla? Cosa ha per lui? Cosa soprattutto ha per il fidanzato ufficiale? Quello che subito traspare è che lei sta investendo su Giorgio soprattutto, ma perché? Dalle sue parole capiamo la risposta.

No,…non lo ama, lo vuole avere, per risolvere su di lui un suo problema psicologico generato dalla sua storia personale giovanile, anziché farlo dentro se stessa: “ Far innamorare di sé un uomo bello”. Faceva molto prima e si toglieva molte sofferenze, e soprattutto non si ammalava d’ansia, se chiedeva aiuto ad un esperto come poi ha fatto alla fine.

Questa è la lettura profonda del disagio di coppia di Francesca, il cui sintomo è,…tradire il suo fidanzato per conquistare l’uomo bello e finalmente sentirsi donna bella anche lei, desiderata da un uomo molto conteso dalle donne ma che si coinvolge per lei, sceglie lei. Solo dopo che si realizza tutto questo, nel suo inconscio, può amare veramente in modo adulto un altro, quello vero! È come un tentativo di autocura che ha tentato di fare nella vita sull’uomo sbagliato, tragressivo, ma che lei con il suo essere donna fa innamorare di lei. Per questo lei non vuole veramente lui, lo sa che non lo vuole veramente, lotta per altro. Il nodo però è che se perde con lui, come è successo, va in crisi completamente, fino a somatizzare la sofferenza, fino ad avere attacchi di panico, fino a sentirsi disperata e soprattutto inferiore come donna!

E allora, cosa ci dice Francesca con questa sua esperienza? Cosa impariamo da Lei?

Una cosa fondamentale… che le cose profonde non risolte di noi, le nostre insicurezze di uomo o di donna, i nostri piccoli e grandi traumi non si risolvono addosso alle persone che incontriamo nella vita, perché nella maggior parte dei casi va male. Si risolvono dentro di noi, trovando la fiducia in noi stessi, l’autostima vera, la sicurezza, spesso solo con l’aiuto di un esperto psicoterapeuta. Migliora solo così la qualità della nostra vita, le scelte che facciamo. Per potersi amare in coppia, bisogna prima di tutto amarsi e accettarsi, aver fiducia in se stessi e nell’altro. È così che amiamo le persone giuste per noi. L’amore è qualcosa di straordinario, anche se a volte causa sofferenza. L’Amore che vivete in coppia, in famiglia o tra amici è il motore essenziale della vostra vita.

L’Amore è una delle cose più difficili da spiegare perché ognuno di voi lo vive in modo totalmente diverso. Quello che per uno ha un’importanza considerevole, per l’altro ha un’importanza insignificante. Uno può donarsi totalmente, persino donare per Amore la propria vita, e l’altro sarà incapace di farlo, l’uno o l’altro credono di amare mentre non hanno che la possessività.

L’Amore ha bisogno di crescere e diventare più bello con la vostra attenzione, le vostre cure, ha bisogno di essere annaffiato e nutrito. Attenzione! A forza di amare male, rischiate di non saper più amare. Occorre in amore vedere l’altro con occhi realistici, e questo non è sempre facile, poiché spesso vediamo l’altro attraverso quello che siamo noi, come lo vogliamo vedere.

Appare ora chiaro che le varie crisi che avvengono nel Rapporto di Coppia sono momenti di crescita di ognuno, che se non superati logorano la coppia e pian piano si può arrivare alla rottura. Oggi le coppie non sono attrezzate psicologicamente e pronte ad affrontare bene questi momenti.

Cerchiamo allora di dare loro un aiuto spiegando

La coppia inizialmente si trova in una fase simbiotica di grande unione, poi via via di differenziazione, di mutua interdipendenza. Non sempre l’evoluzione riesce a completarsi, e questo significa l’insorgenza di problematiche di coppia più o meno disfunzionali, o la rottura del rapporto. Nella fase iniziale di innamoramento/simbiosi, che può essere anche molto lunga, il partner è visto nel suo aspetto migliore, i suoi pregi esaltati e i suoi difetti minimizzati.

Anche quando il momento “magico” tende come è inevitabile ad affievolirsi di intensità, rimane una visione dell’altro in parte idealizzata, al punto che vale la pena fare delle rinunce di cose importanti per sé, delle proprie capacità di pensiero, dei propri bisogni di apertura verso il mondo esterno, di realizzazione personale nei vari campi, in nome di qualcosa (il rapporto) e di qualcuno (il partner), che rappresentano ancora “la nostra meta”, il nostro completamento.

Vale la pena non mettere in discussione cose anche importanti per sé, nel timore che qualcosa di troppo importante venga perso, nel timore che il mio chiedere possa causare la rottura di un giocattolo di cui non potrei fare a meno. Nel tempo però, sia spontaneamente che per l’insorgenza di fatti aggiuntivi esterni, come l’arrivo dei figli e i sacrifici ad esso connessi, inevitabilmente avviene un drastico ridimensionamento. È evidente che nessuna coppia può mantenere all’infinito l’intensità dello stadio iniziale. La felicità del momento magico dell’innamoramento sembra svanire, lasciando il posto ad una più dura realtà, fatta di sofferenza e disillusione.

Come risultato le differenze diventano molto evidenti. L’intensità può essere variabile, ma in ogni caso è la prima volta che il sistema diventa sbilanciato. Lo sbilanciamento è creato dal fatto che una persona fa un cambiamento nello sviluppo prima che l’altro sia pronto a che tale cambiamento avvenga.

La crisi di questa fase prende contorni naturali quando i due partner sono abbastanza maturi. Ma le difficoltà nascono quando il processo prende inizio in uno dei due partner, prima che l’altro sia pronto, quando l’altro farà tutti i tentativi in suo possesso per mantenere lo status quo. Le difficoltà sono accentuate dal fatto che, questo grosso cambiamento viene vissuto non come un naturale processo evolutivo, ma come un deterioramento del rapporto. Si pensa di avere sbagliato persona, o di aver sbagliato ad impostare il rapporto. Questo non significa la fine del sentimento in quel rapporto, ne tanto meno la fine del rapporto. Anzi, la accresciuta fiducia nell’altro, che crediamo possa esserci vicino anche senza marcarlo stretto, ci da la possibilità di godere in maniera più libera ed adulta la nostra stessa vita. La gioia di potersi nutrire dalla relazione con l’altro piuttosto che dover nutrire il bisogno di non far fuggire l’altro. È necessario sostenere i partners in crisi aiutandoli a credere in loro, nella speranza che un rapporto di coppia veramente profondo e soddisfacente sarà possibile anche dopo che l’altro appare in tutti i suoi limiti e difetti, ed anche dopo che l’altro scoprirà che io sono pieno di limiti e difetti. Anche se l’altro non mi vedrà più su un piedistallo.

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Quale psicologia per la scuola di oggi? Il Modello Cenpis.http://www.cenpis.it/associazione/quale-psicologia-per-la-scuola-di-oggi-il-modello-cenpis/ http://www.cenpis.it/associazione/quale-psicologia-per-la-scuola-di-oggi-il-modello-cenpis/#comments Mon, 14 May 2012 13:33:04 +0000 Redazione http://lnx.cenpis.it/associazione/?p=46 Il ruolo dello psicologo scolastico è stato spesso associato ad una funzione centrata alla sola offerta di colloqui o di consulenze psicologiche specialistiche. In realtà esso deve tenere a mente il concetto di Salute che propone l’OMS, e cioè sviluppare il miglioramento della qualità della vita delle persone, e rendere ciò effettivo attraverso la promozione di una cultura di prevenzione attraverso azioni concrete e ciò non può essere sviluppato solo attraverso dei colloqui.

I suoi interventi devono facilitare i processi di crescita individuale e quelli di gruppo da un punto di vista relazionale, la libera espressione emotiva e l’attenzione ai processi psicologici da un punto di vista comunicativo. Questa modalità di lavoro può contribuire a contrastare e prevenire in maniera incisiva, le difficoltà adolescenziali, i comportamenti a rischio e le forme di disagio giovanile (anoressia, bulimia, disturbi dell’apprendimento, dispersione scolastica, stati depressivi, dipendenze da alcol, fumo, droghe).

Articolo a cura della dott.ssa Barbara Manzo

Ma entrando più nello specifico come si traduce quanto sopra esposto? La qualità della vita, nell’ambito scolastico, è data dalla costruzione di un clima di relazioni che favorisca la crescita personale ed un sereno apprendimento dei giovani. È necessario perciò determinare un confronto positivo e aperto, tra gli studenti e tra gli studenti e gli adulti.

Una psicologia scolastica che allarga il proprio orizzonte di intervento, riceve contributi teorici dalla psicologia di comunità, dalla psicologia sociale, dalla psicologia cognitiva, dalle neuroscienze, dalle pedagogie attive, dalle teorie della comunicazione efficace. Questi riferimenti possono essere supportati e resi operativi da quelle tecniche e strumenti denominate metodologie interattive. Modalità d’intervento che potremmo definire calde, che si occupano cioè della soggettività, dell’interazione tra individui in un contesto specifico, dei processi comunicativi e psicologici, della relazione con l’ambiente.

Queste modalità propongono un’azione che richiede coinvolgimento, confronto, discussione critica, focalizzando l’attenzione sulla soggettività e sul potenziamento (empowerment) personale e di gruppo. Alcune di queste tecniche possono essere: il lavoro in piccoli gruppi, l’analisi del contesto, la mappatura delle risorse, l’attivazione della comunicazione circolare e di quella socio-affettiva, l’ascolto attivo, l’organizzazione per èquipe o sottogruppi, le tecniche del brain-storming e del problem-solving, il circle time, l’imparare facendo.

Una critica che si può avanzare alla psicologia scolastica è quella di non essere andata di pari passi con le scoperte scientifiche sull’apprendimento e sulle scoperte tecnologiche che oggi possono funzionare da supporto per un nuovo modo di apprendere, non più basato esclusivamente sul linguaggio. Imparare la matematica, le scienze o la storia richiede attività, abilità e processi mentali specifici, i quali andrebbero individuati e potenziati.

Attraverso la sua esperienza pluriennale Cenpis ha elaborato il Progetto Giovani nel quale si presta attenzione al potenziale che è presente in ognuno di noi, fornendo indicazioni concrete su cosa sarebbe necessario per rendere l’apprendimento dei ragazzi più efficace. Quando si parla di apprendimento non si può però prendere in considerazione solamente la sfera cognitiva bensì è opportuno tener presenti tutte le componenti emotive che possono ostacolare un apprendimento efficace.

Per questo il terzo anno di Progetto Giovani pone l’accento sullo stress a scuola che si esplica in modo differente negli alunni, nei docenti, nel Dirigente scolastico e nei genitori. È sempre più frequente, infatti, che gli alunni, anche i più piccoli soffrano d’ansia da prestazione che si traduce in un’incapacità di affrontare le prove scolastiche siano esse orali o scritte. Tutto ciò comporta un calo nel rendimento scolastico e uno stress per i genitori che non sanno come aiutare i loro figli.

Il corpo docenti è inoltre sempre soggetto a modifiche dell’assetto scolastico e della varietà di personalità dei nuovi alunni. Oltre alla comunicazione meramente didattica si avverte una crescente necessità di sviluppare competenze comunicative efficaci per supportare i ragazzi in difficoltà, per comunicare con le famiglie e per comunicare tra colleghi, tutto ciò diviene fonte di stress. Lo stesso si dica per il dirigente scolastico, direttore di un’azienda qual è ormai la scuola, con tutti gli oneri emotivi e mentali che ciò comporta.

Ed a tutti questi attori dello scenario scuola che CENPIS, attraverso Progetto Giovani, rivolge la sua professionalità con interventi specifici per ognuno, in ottica volta alla promozione del benessere psico-fisico per il raggiungimento degli obiettivi e la riuscita individuale.

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Psicosomatica e omeopatiahttp://www.cenpis.it/associazione/psicosomatica-e-omeopatia/ http://www.cenpis.it/associazione/psicosomatica-e-omeopatia/#comments Mon, 16 Apr 2012 14:01:14 +0000 Redazione http://lnx.cenpis.it/associazione/?p=52 Articolo a cura della dott.ssa Patrizia Del Sole

La psicosomatica è nata da una doppia matrice: quella degli psichiatri e degli psicoanalisti che hanno riscoperto il valore integrante del corpo e quella degli internisti che hanno riscoperto la psiche e la sua interferenza con le funzioni del corpo. Questa doppia matrice ha riportato i vari studiosi, a seconda della loro matrice di partenza, a privilegiare o le ripercussioni psicologiche dei disturbi somatici (psicoanalisti e psichiatri) o le ripercussioni somatiche dei fenomeni emotivi (neurofisiologi e internisti).

Se però partiamo dal presupposto che in natura psiche e soma, spirito e materia, rappresentano due epifenomeni di una identica unità, appare subito evidente come il termine stesso di psicosomatica, mentre da un lato sembra riassumere una visione unificatrice, non fa altro che sottolineare ulteriormente un orientamento dicotomico “non si può riunire ciò che non è mai stato separato” (Raffaele MorelliDove va la medicina psicosomatica). Sostanzialmente esistono due linee di pensiero ben distinte: una che afferma l’unità mente corpo, l’altra che pur affermando questa unità finisce paradossalmente per riconfermare la separazione ed è molto semplice distinguere queste due posizioni, basta vedere se operano una differenziazione tra malattie psicosomatiche e malattie non psicosomatiche.

Mi sembra importante in questo contesto la citazione che il Dott. L. O Speciani fece al 3 congresso mondiale di Medicina a Roma nel 1975 dove, contrastando la nascita di un ulteriore iperspecializzazione nel campo della, cioè quella del psicosomatologo, affermò che “la medicina è tutta psicosomatica, oppure non è medicina“.

Secondo alcune scuole “la Medicina Psicosomatica è quel orientamento di pensiero che si oppone alla frammentazione specialistica in atto nella medicina attuale in nome di una considerazione più unitaria del problema della malattia dei rapporti mente-corpo in generale”.

Le impostazioni metodologiche che considerano separatamente la dinamica dei fatoori organici dei fattori psichici e solo in un secondo momento tentano di porre in relazione le due sfere, ripropongono nella mitologia stessa utilizzata la frammentazione che intendono superare. Ciò significa accentuare ulteriormente la separazione degli aspetti somatici da quelli mentali, mentre soltanto l’approccio unitario del problema ne può permettere l’ effettiva comprensione. Ecco perché la psicosomatica non può porsi come un ulteriore specializzazione da affiancare alle numerose già esistenti, ma deve porsi come un nuovo modo di fare medicina e più in generale di affrontare il problema dei rapporti tra spirito e materia.

Dire che tutte le malattie sono psicosomatiche significa che il nostro organismo viene considerato in ogni suo momento come una unità, significa attribuire ai processi organici un senso. La malattia esprime qualche cosa: può trattarsi di un disagio, un rifiuto, un’incapacità, una sofferenza che non è solo del corpo, ma di tutta la persona. La malattia è quindi una forma di espressione individuale, un messaggio da decodificare, è uno dei molteplici modi in cui il nostro corpo può comunicare.

L’omeopatia nel trattamento delle malattie psicosomatiche

Nella concezione vitalistica di Hahnemann è l’uomo nella sua essenza ad essere ammalato, non un suo organo o una sua parte (Comito 1933). Dietro ogni malattia c’è infatti un malato; sopprimere con la forza i sintomi, senza comprendere da cosa sono originati, non è una soluzione al problema. Il medico non deve soltanto indagare i sintomi somatici che affliggono ma deve invece valutare la persona nel complesso in base alle sue conoscenze e ai racconti del paziente stesso. Per poter ottenere questo, il medico omeopata deve saper instaurare un rapporto di fiducia e apertura da parte del malato, in modo da poter scegliere il rimedio più adatto a lui, il simillimum.

“Guarire” in omeopatia non significa eliminare il sintomo, ma ristabilire l’equilibrio psicofisico dell’individuo: per far questo è necessario l’approccio psicologico. Il medico omeopata oltrepassa la conoscenza della lesione per esplorare l’universo delle sensazioni e delle modificazioni affettive e mentali.

Il processo di guarigione in omeopatia dunque non avviene semplicemente per eliminazione di qualche sintomo fisico. Ma assistiamo ad un’azione profonda del medicamento. Il soggetto ci può sorprendere per i suoi cambiamenti. Egli diventa più presente e più positivo nella vita quotidiana. È più reattivo. È come se la cura omeopatica operasse un “risveglio”, è un vero potenziamento della personalità. A volte si modificano anche i valori ai quali il malato fa riferimento. Possono cambiare i suoi obiettivi esistenziali. In altre parole si crea una nuova condizione psichica che influisce beneficamente anche sul corpo. I sintomi fisici, che sono il linguaggio psicosomatico dei conflitti spirituali della persona, gradualmente si risolvono.

La cura, che si realizza con il ”farmaco” omeopatico è dovuta all’azione dell’energia-informazione che tramite i granuli o le gocce omeopatiche arriva alla parte spirituale del malato. Il medicamento dunque agisce sulla personalità del paziente. Esso fa acquisire una nuova forza. Una migliore consapevolezza di sé e delle proprie capacità. Modifica, riequilibrandole, le tensioni psichiche alla base degli scompensi organici.

Non dimentichiamo che le malattie sono tutte psicosomatiche; ossia interessano contemporaneamente la psiche e il soma. La psicosomatica è una branca della psicologia medica volta a cercare la connessione tra un disturbo somatico e la sua eziologia spesso di natura psicologica. Il suo presupposto teorico è la considerazione dell’ uomo come inscindibile unità psicofisica; tale principio implica che in ogni forma morbosa e fin anche nel trauma accidentale, giochino un ruolo accanto ai fattori somatici anche i fattori psicologici.

L’interconnessione tra il disturbo e la sua causa d’origine psichica si riallaccia alla visione solistica del corpo umano, all’interno della consapevolezza che corpo e mente sono strettamente legati tra loro. I campi d’impiego della psicosomatica sono prevalentemente stress e traumi fisici, psichici e sociali esistenziali.

Un medico svizzero, Gorge Groddeck, scrisse un libro alla fine dell’800 (Il libro dell’Es) in cui dichiarava che ha suo avviso le malattie sono tutte psicosomatiche, nel senso che la psiche centra sempre se uno si ammala, il bello è che all’epoca nessuno sapeva delle malattie psicosomatiche, per cui molti gli risero in faccia. Oggi la medicina ufficiale riconosce che l’80% delle malattie sono psicosomatiche però non se ne parla. Esempi:

  • APPARATO GASTROINTESTINALE: gastrite, colite ulcerosa, ulcera peptica, colon infiammato, rigurgito esofageo
  • APPARATO CARDIOCIRCOLATORIO: tachicardia, aritmie, cardiopatia ischemica, ipertensione
  • APPARATO RESPIRATORIO: asma bronchiale, rinite allergica
  • APPARATO UROGENITALE: dolori mestruali, impotenza, eiaculazione precoce, incapacità di orgasmo, difficoltà di erezione, frigidità, enuresi, prostatite
  • SISTEMA CUTANEO: psoriasi, acne, dermatite atopica, prurito, orticaria, sudorazione abnorme, lupus eritemadoide
  • SISTEMA MUSCOLO-SCHELETRICO: cefalea, crampi muscolari, mialgia, torcicollo, sciatalgia, articolazioni doloranti
  • O anche: bolo isterico (difficoltà a deglutire), labirintite, allergie a punture di insetti al polline agli acari della polvere, stipsi cronica, emorroidi, morbo di raynaud, intolleranze alimentari in genere, otite (soprattutto nei bambini).

Che cos’è l’omeopatia

Ogni sostanza capace a dosi ponderali di provocare dei sintomi in un soggetto sano, può a dosi deboli, guarire quegli stessi sintomi in un soggetto malato“. Alcune esemplificazioni possono essere di aiuto per la comprensione delle basi dell’omeopatia. Così la puntura d’ape provoca in un soggetto sano la brusca comparsa di bruciore e dolore trafittivi con edema rosato, migliorato dalle applicazioni fredde.

Lo stesso veleno (apis mellifica), a dosi omeopatiche, può curare ogni tipo di eruzione cutanea caratterizzata da edema rosato, migliorato da applicazioni fredde, come l’orticaria, l’eczema o eritema solare. Allo stesso modo se si taglia una cipolla, gli occhi cominciano a lacrimare e compaiono abbondanti secrezioni. La stessa cipolla (allium cepa) in dosi deboli, sarà il rimedio delle manifestazioni del raffreddore e della rinite allergica.

In definitiva, in omeopatia si tratta di confrontare due realtà simili: da una parte i sintomi rilevati dal paziente, dall’altra i sintomi riferiti da soggetti sani nel corso dell’assunzione volontaria.

Origini dell’omeopatia

L’omeopatia ha due secoli di vita ma ha già una lunga storia, una storia scandita da una serie di progressi che la “medicina dei simili” ha raggiunto nel diffondersi in regioni ben lontane dalla sua terra d’origine: in India, negli Stati Uniti, in Francia, in Inghilterra, in Brasile, in Argentina, Messico, ecc.

Il medico tedesco Samuel Hahnemann (1755-1843) introduce il termine “omeopatia”, dal greco”omoios” (simile) e “pathos” (sofferenza) e la definisce in maniera completa in 3 opere fondamentali: Organon (1810), Materia Medica pura (1811-1821) e Malattie croniche (1828).

L’omeopatia nasce, quindi, 200 anni fa attraverso gli studi del Dott. S. Hahnemann, il quale traducendo testi di materia medica intuì il comportamento del chinino e formulò un’ipotesi che sperimentò su stesso. La stessa sperimentazione fu fatta su altri volontari ottenendo sempre gli stessi risultati. Hahnemann notò che il chinino usato come rimedio nei malati di malaria, provocava nei soggetti sani, gli stessi sintomi della malaria. Nello stesso modo sperimentò altre sostanze ricavate sia dal mondo vegetale, animale (lachesis) e minerale (sulphur)

Grazie a questi studi e alla sua geniale intuizione, potè dopo svariati anni di studi, formulare il principio su cui poggia tutta la medicina omeopatica e cioè: “il principio di similitudine“, nel quale si afferma che le “malattie guariscono con i rimedi che provocano in un individuo sano i sintomi della malattia stessa“. Ciò sta a significare che la guarigione si ottiene somministrando al malato la sostanza che ha provocato nell’individuo sano gli stessi sintomi di malattia.

I vantaggi dell’ omeopatia

L’omeopatia è una scienza medica naturale che presenta numerosi vantaggi:

  1. I medicinali omeopatici sono preparati a partire da materie prime naturali del mondo vegetale, animale e minerale.
  2. L’uso di medicinali in piccoli dosi assicura l’assenza di tossicità diretta e di effetti secondari.
  3. L’ omeopatia cura il paziente stimolando le risposte specifiche per ripristino dell’equilibrio della salute.
  4. L’omeopatia consente di trattare la malattia in maniera dolce, rapida ed efficace.
  5. L’omeopatia osserva l’uomo nella sua totalità e individualità.
  6. L’ omeopatia propone un trattamento personalizzato.
  7. L’ omeopatia considera la persona inserita nel proprio contesto e secondo lo stile di vita della singola persona.
  8. Nel rapporto medico/farmacista-paziente viene valorizzato il dialogo per una completa comprensione del paziente-cliente.
  9. L’assenza di tossicità rende l’ omeopatia ideale per il trattamento di affezioni in età pediatrica, nella terza età e in gravidanza.
  10. L’omeopatia è perfettamente compatibile e complementare nei confronti degli altri metodi terapeutici.

Il consulto omeopatico

Il consulto omeopatico non differisce radicalmente da una comune visita medica in quanto la diagnosi è il presupposto per qualsiasi tipo di terapia. Ogni clinico che vuole fare dell’omeopatia rimarrà, innanzitutto fedele alle sue abitudini personali e classiche nell’esame del malato: oggetto della visita, studi degli antecedenti ereditari ed acquisiti, esame degli apparati funzionali, indagine sulle condizioni di vita e sulle abitudini alimentari e sulle terapie precedenti.

Fedeli al principio di unità, gli omeopati si sforzano di concepire il malato come unica entità, inseparabile dal flusso vitale universale. La malattia è un episodio che si integra nella storia dell’individuo e della sua famiglia biologica. Nell’interrogatorio si insiste sulla comparsa, origine e circostanze dello stato patologico del soggetto. Oltre allo studio delle modalità, si deve studiare la mentalità e lo psichismo, del paziente. La psiche comprende l’analisi delle funzioni affettive ed intellettuali, la struttura morale, la conoscenza del carattere cioè l’insieme di tutti gli elementi costituenti la personalità psicologica. In ultimo luogo, per arrivare alla scelta del Simillimum, gli omeopati tengono conto d’un certo numero di piccoli segni che sono realmente caratteristici del paziente, quindi del medicamento “Key-notes”, e che raggruppati con i dati dell’interrogatorio, permettono d’individuare più facilmente il medicamento “più simile” del paziente in esame e cioè il Simillimum.

Oltre alla diagnosi medica e alla diagnosi di farmaco Simillimum, è necessario individuare la “diatesi” e la “costituzione che, per mezzo di farmaci che vengono chiamati di “terreno” permettono di curare molto più profondamente.

Il rimedio omeopatico

I rimedi omeopatici sono delle preparazioni analoghe, per quanto riguarda le forme farmaceutiche, a quelle normalmente utilizzate nella medicina tradizionale. I rimedi omeopatici differiscono nel meccanismo d’azione: nell’omeopatia tendono a stimolare la reazione dell’individuo, piuttosto che sopprimere, eccitare o sostituire l’attività di un organo.

Ogni rimedio omeopatico ha due funzioni principali: sulla psiche e sul corpo. Lo stimolo cadrà sull’una o sull’altro secondo la diluizione. Più la diluizione è elevata, più si agisce sulla psiche. Più la diluizione è bassa, più l’effetto si ha sul corpo. I rimedi possono essere di origine vegetale, animale od organica.

Alcuni esempi di cure omeopatiche

Elenco dei rimedi omeopatici più utili per intervenire tempestivamente a ridurre gli effetti di alcune patologie.

  • La crisi d’ansia: Ignatia 30 CH
  • La paura che blocca e la crisi di panico: Gelsemium 30CH
  • L’ansia di anticipazione: Argentum nitricum 15CH
  • La timidezza estrema: Ambra grisea 15CH
  • Lo svenimento facile: Moschus 15CH
  • La delusione amorosa: Natrum muriaticum 15CH
  • L’attacco di collera: Chamomilla 30CH
  • I disturbi a seguito di uno spavento: Aconitum 30CH

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Psicologia e marketing: il futuro della comunicazione è già iniziatohttp://www.cenpis.it/associazione/psicologia-e-marketing-il-futuro-della-comunicazione-e-gia-iniziato/ http://www.cenpis.it/associazione/psicologia-e-marketing-il-futuro-della-comunicazione-e-gia-iniziato/#comments Mon, 05 Mar 2012 15:02:14 +0000 Redazione http://lnx.cenpis.it/associazione/?p=823 Come fare per avere la garanzia dell’efficacia del proprio investimento pubblicitario? Come produrre una pubblicità che dia finalmente dei risultati e nello stesso tempo abbia un costo accettabile rispetto all’efficacia offerta?

Cenpis lancia sul mercato una nuova struttura e una nuova metodologia che possono garantire tutto questo. L’idea è semplice ma geniale: creare uno staff doppio di professionisti composto da due gruppi che dialogano continuamente verificando e validando tutto il processo: un gruppo di psicologi e un gruppo di esperti di comunicazione.

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E’ ora di ascoltare il cuorehttp://www.cenpis.it/associazione/e-ora-di-ascoltare-il-cuore/ http://www.cenpis.it/associazione/e-ora-di-ascoltare-il-cuore/#comments Mon, 06 Feb 2012 15:14:12 +0000 Redazione http://lnx.cenpis.it/associazione/?p=827 Articolo del dott. Alessandro Ficara

La medicina occidentale non riconosce al cuore alcuna valenza psichica, ma recenti studi dimostrano come in realtà stati emotivi, la depressione, l’ansia e l’ottimismo incidono nell’insorgenza e nel decorso della cardiopatia coronarica.

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Mente e corpo: due mondi parallelihttp://www.cenpis.it/associazione/mente-e-corpo-due-mondi-paralleli/ http://www.cenpis.it/associazione/mente-e-corpo-due-mondi-paralleli/#comments Mon, 16 Jan 2012 15:18:43 +0000 Redazione http://lnx.cenpis.it/associazione/?p=831 Articolo del dott. Alberto Schillaci

Nel presente articolo sono affrontati i disturbi psicosomatici dell’apparato gastrointestinali, come dimostrazione della
ormai evidente interconnessione tra mente e corpo.

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No limitshttp://www.cenpis.it/associazione/no-limits/ http://www.cenpis.it/associazione/no-limits/#comments Wed, 14 Dec 2011 15:33:40 +0000 d.popolizio http://lnx.cenpis.it/associazione/?p=841 Articolo del Prof. Daniele Popolizio

Il termine limite può essere concepito come una barriera, un ostacolo che intralcia il nostro percorso, un freno al raggiungimento del risultato desiderato.  Da qui la sensazione spesso di non poter andare oltre, di non farcela e di non riuscire,a tratti accompagnata da senso di frustrazione, di fallimento, perfino di disagio. Abbiamo in realtà degli strumenti naturali a nostra disposizione, da utilizzare per iniziare questo lungo processo, la nostra capacità di apprendimento, il nostro talento la nostra motivazione nel raggiungimento degli obiettivi che ci prefissiamo.

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Un nuovo modello metodologico gestionale nel campo della salutehttp://www.cenpis.it/associazione/un-nuovo-modello-metodologico-gestionale-nel-campo-della-salute/ http://www.cenpis.it/associazione/un-nuovo-modello-metodologico-gestionale-nel-campo-della-salute/#comments Wed, 14 Dec 2011 15:28:39 +0000 d.popolizio http://lnx.cenpis.it/associazione/?p=838 Articolo del Prof. Daniele Popolizio

Se un tempo la psicologia era sinonimo di disturbo, problema, disfunzione, oggi stiamo finalmente arrivando pian piano ad una comprensione più ampia di questa disciplina scientifica, che raccolga non più solo il campo della salute ma soprattutto quello del potenziamento psicologico, dell’accrescimento di noi stessi. La psicologia di nuova generazione ha infatti come fulcro quello del potenziamento personale e di favorire soprattutto l’emergere delle risorse individuali oltre che la cura della mente. E’ proprio per questo che lo psicologo oggi e improntato a lavorare in sinergia con gli altri professionisti nel campo del lavoro e della salute.

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